Il nuoto e i bagni. Tracce nell’Archivio Provinciale
Se il nuoto nella preistoria – come dimostrano già le pitture rupestri – era una necessità imprescindibile per attraversare fiumi e laghi, il bagno, molto apprezzato da Greci e Romani, finì sempre più per essere considerato con sospetto nel corso del Medioevo e della prima età moderna.
Verso la fine del XVIII secolo, invece, pedagogisti iniziarono a sottolineare nei loro manuali l’importanza del nuoto, illustrandone anche la corretta tecnica. Nel XIX secolo le scuole più avanzate inserirono il nuoto nei propri programmi di insegnamento. Anche i militari ricevettero sempre più spesso un addestramento specifico al nuoto. Parallelamente furono aperti numerosi stabilimenti balneari e scuole di nuoto. Nonostante ciò, la diffusione delle competenze natatorie non procedette di pari passo con la costruzione di tali strutture. Poiché gli stabilimenti balneari erano situati prevalentemente nei centri urbani, gran parte della popolazione tirolese ne rimase esclusa.
Una fotografia di un soggiorno estivo per bambini sulla costa adriatica, a Riccione, risalente al periodo a cavallo tra XIX e XX secolo, mostra come il contatto con l’acqua fosse considerato auspicabile e opportuno; resta tuttavia all’immaginazione dell’osservatore stabilire se quei bambini si limitassero a fare il bagno vicino alla riva oppure se fosse loro consentito avventurarsi in acque più profonde per nuotare.
Dello stesso periodo è una circolare del Regio Imperiale Consiglio Scolastico del Tirolo indirizzata a tutti i Consigli Scolastici Distrettuali, alle direzioni degli istituti di formazione per maestre e maestri e alla direzione della Scuola Popolare Statale Tedesca di Trento, riguardante l’insegnamento del nuoto. In essa si stabiliva che le autorità scolastiche provinciali dovessero adottare le misure necessarie affinché tutti gli allievi potessero ricevere un adeguato insegnamento del nuoto durante il loro percorso formativo, poiché fino a quel momento tale disposizione era stata attuata solo in misura molto limitata. Veniva inoltre evidenziata l’influenza benefica del nuoto sul mantenimento e sul rafforzamento della forza fisica e della salute. Questa iniziativa avrebbe dovuto estendersi anche alle classi superiori delle scuole popolari e secondarie, i cui alunni avrebbero dovuto imparare a nuotare e praticare regolarmente tale attività. A tal fine si richiedeva l’impegno dei comuni e delle associazioni che si occupavano della formazione fisica dei giovani, come associazioni giovanili, ludiche, ginniche, natatorie, remiere e sportive. Dove le condizioni locali lo permettevano, si proponeva inoltre la costruzione di adeguati impianti per il nuoto e i bagni pubblici, nonché la concessione di sussidi statali agli studenti meno abbienti. Gli insegnanti erano infine invitati a incoraggiare gli allievi a frequentare assiduamente tali strutture.
Rimane però aperta la questione se e in quale misura queste disposizioni siano state effettivamente attuate.
Che durante il periodo della Prima guerra mondiale il bagno fosse ancora considerato in certa misura una pratica sconveniente è dimostrato da una fotografia di soldati presso un pontile per imbarcazioni, probabilmente sul lago di Monticolo (collezione Helene Oberleiter). Su un avviso ben visibile si legge infatti che è vietato fare il bagno senza costume da nuoto (sic!) e, nelle vicinanze degli edifici di servizio, anche con il costume da nuoto; la violazione comportava una multa da 2 a 200 corone.
Documenti da scaricare
- Circolare del Consiglio scolastico imperiale e reale del Tirolo relativa all’insegnamento del nuoto, del 3 maggio 1904, Archivio Provinciale dell’Alto Adige, Collezione Affari scolastici, 27 » [PDF 2 MB]
- Militari su un pontile (probabilmente sul Lago di Monticolo), Prima guerra mondiale, Archivio Provinciale dell’Alto Adige, Collezione Helene Oberleiter, 1773 » [IMG 527 kB]